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E se Tiepolo doveva lavorare su un’impalcatura sospesa?
01.04.2007
Nel 1944 fu deciso di rimuovere dagli ambienti della Residenz di Würzburg un consistente numero di manufatti a muro per metterli al riparo in località ritenute sicure. Gli enti competenti allora non solo provvedettero alle indispensabili misure di sciurezza, predisponendo anche i necessari mezzi di trasporto, ma fecero ugualmente approntare una ricca documentazione fotografica. Durante un recente riesame di queste riprese, ha ritenuto l’attenzione un fotogramma del Salone giallo delle Udienze (nel settore degli ambienti detti ‘Ingelheim’), le cui pareti erano a suo tempo e sono anche oggi ornate di preziosi arazzi fiamminghi (Bruxelles, Le Clerc, attorno al 1710).
Salone giallo delle Udienze; lo scorcio riflette la situazione del 1944
Sono visibili numerosi frammenti di documenti scritti incollati su tela dalla trama robusta. Probabilmente dovevano proteggere gli arazzi lato muro fungendo da ‘carta da parata’ pur fatta di pezzi da macero. Costatazione questa non sprovvista di interesse, soprattutto se fosse possibile decifrare i testi. Purtroppo, fino a poco fà anche i migliori ingrandimenti delle riprese non davano risultati concludenti. Siccome gli ambienti furono completamente distrutti nell’incendio del 1945, i documenti cartacei sfortunatamente non hanno sopravvissuto.
Ma era proprio impossibile ricavare anche il più piccolo elemento identificabile da quanto rimane della documentazione fotografica? Ecco l’interrogativo al quale hanno cercato di rispondere addetti dell’Ufficio regionale dei Monumenti e dell’Amministrazione dei Castelli di Monaco, incorraggiati da nuovi sviluppi nell’ambito dell’Interpretazione Crittografica Digitale (ICD). Senza approfondire il discorso in questa sede, vogliamo comunque accennare al fatto che i documenti scritti (e gli schizzi), riprodotti su fotografie sfocate, ritenute finora illeggibili, appaiono ora, a seconda della qualità dell’originale, decifrabili fino all’80%.
Nel caso che ci interessa qui, il programma pilota MHMS-07 ha dato risultati più che auspicabili. Un foglio scuro del rivestimento di una delle pareti del Salone giallo delle Udienze, grazie alla tecnologia ICD, si è rivelato un caso di fortuna per quanti accompagnano i lavori di restauro nel Kaisersaal in un’ottica di edilizia storica. Infatti, sul frammento di carta da scarto si indovina, seppure in modo molto approssimativo, uno schizzo. L’aumento di contrasto, abbinato all’impiego di un filtro selettivo, ha palesato un disegno in sezione, a quanto sembra eseguito per il Kaisersaal e ove, nella zona della volta, si vede un ponteggio sospeso.
Disegno: sezione del Kaisersaal con il ponteggio di lavoro
Appare la volta depressa col pennacchio laterale e l’apertura della finestra. Su una mensola (del cornicione), un po’ più giù, poggia un grosso puntone, la cui testa opposta, nel centro del Salone, è tenuta da un tirante (o da una catena) che attraversa il sommo della volta per passare nella tettoia, ove è fissato all’orditura. Sotto la volta una figura sta lavorando su un cavalletto, solidamente ancorato alla struttura portante. Supponendo che questo schizzo fosse della metà del Settecento, potrebbe essere opera di Balthasar Neumann, di cui si crede di intuire al margine inferiore i caratteri autografi e qualche cifra. Magari aveva in mente di far fare un ponte sospeso per l’allestimento della volta del Kaisersaal?
In quel periodo, a Würzburg il legname da costruzione costava caro, tanto più che il trasporto era relativamente costoso e che la domanda, come noto, fa aumentare i prezzi. Già negli anni trenta del Settecento ingenti quantitativi di legname erano stati destinati alla realizzazione delle immense tettoie della Residenz. Quando, nel 1742/43, di nuovo occorrevano considerevoli riserve del prezioso legname per sistemare le impalcature e le centinature della volta del Salone dell’Imperatore (Kaisersaal), del Salone Bianco e dello Scalone, gravando di spese eccessive le risorse finanziarie del vescovo, il camerario chiese con urgenza all’architetto Neumann di orientarsi verso soluzioni più economiche.
Il Neumann però non accettò nessun compromesso in fatto di qualità delle volte. Se dunque, durante la fase di costruzione, risultava quasi impossibile ridurre il fabbisogno di materiale destinato alle impalcature, il discorso forse sarebbe cambiato, quando ci si accingeva più tardi a sistemare e decorare i grandi saloni? Sembra che lo schizzo della mano di Balthasar Neumann raffigurante la costruzione sospesa sia riconducibile precisamente a quel momento delle pianificazioni (verso il 1740). Il volume sia di materiale che di giornate infatti si riduceva di molto, poiché le strutture dei piani di lavoro così potevano essere sensibilmente più snelle. D’altra parte, rispetto alle tradizionali centinature ed impalcature dei muratori, i ponti sospesi ostacolavano molto meno una normale fruizione degli ambienti sottostanti. Va bene, ma viene spontaneo chiedersi: le riflessioni qui esposte sono rimaste astratte o hanno avuto una fine pratica, cioè le necessarie aperture sono state previste nella volta?
Messa a vista la buca nel sommo della volta del Kaisersaal
Le apposite analisi hanno evidenziato la presenza, nella linea di sommo della volta, di buche di 6x10 cm circa. Sembra che i muratori le abbiano predisposte al momento della costruzione. Secondo i piani dell’architetto Neumann, attraverso queste buche dovevano passare catene o stanghe forgiate. All’estremità opposta (cioè sul pavimento del Kaisersaal) dovevano essere fissate le travi d’appoggio in legno per essere successivamente issate fino all’altezza del cornicione. Il montaggio e lo smontaggio dei piani di lavoro richiedeva d’altra parte la disponibilità di piccoli ponti ausiliari, utilizzati anche per chiudere le aperture nella linea di sommo.
Cambio di scena: nel 1743 a Roma fu pubblicata un’opera di Nicola Zabaglia. Nel trattato di questo capomastro ingeniere ed architetto sono riprodotti e descritti attrezzature, ‘macchine’ edili ed altri mezzi tecnici nonché varie tipologie di ‘ponti’. Congegni di questo tipo erano forse in uso in Italia in quell’anno (quando a Würzburg si completava la costruzione delle grandi volte della Residenz).
Tipologie di impalcature secondo Mastro Zabaglia
Vista affascinante quella degli imbianchini atletici che, sospesi in aria ben lontani dal lastricato e maneggiando lunghe stecche, sembrano tinteggiare paramenti murali e volte senza la minima paura. Esercitare un’attività del genere non sarà mica stato possibile senza aver frequentato una scuola di giocolatori. Si capisce che tra le maestranze c’era chi non aveva molta fiducia in questi ponti.
Al Neumann probabilmente erano noti soltanto le incisioni su rame romane. Grazie ai suoi buoni contatti con altri architetti sapeva di accidenti dovuti all’impiego di tali ponti sospesi. Tra il 1743 ed il 1749 appunto gli saranno venuti dubbi in quanto alla realizzabilità dell’idea espressa nello schizzo di cui sopra, anche se non aveva minimamente pensato a macchine ‘ventose’, cioè poco sicure. Per fortuna, non era stato ancora comprato materiale ed i prezzi per il legname nel frattempo si erano normalizzati.
Comunque stiano le cose, all’arrivo Giambattista Tiepolo a Würzburg nel mese di dicembre 1750, il Kaisersaal era dotato di impalcature tradizionali appoggiate al suolo. Anche i recenti esami, ai quali fu sottoposto il dipinto centrale, non hanno evidenziato elementi riferibili alla presenza di aperture necessarie per fissarvi ponti sospesi e chiuse dopo il completamento dei lavori. Sia l’intonaco che la pellicola pittorica si estendono senza soluzione di continuità comprese le zone di dette buche. Niente tamponatura a posteriori, l’opera non sembra essere realizzata ‘a tratti’.
Quando, nell’estate del 1753, poco prima della morte, l’architetto tra le altre cose raccontò per inciso a Giambattista Tiepolo cosa aveva ideato a suo tempo, quest’ultimo gli rispose: “Ma per carità, Signor Baldassare, credete bene che se aveste mandato ad effetto le vostre idee, io non mi sarei mai imbarcato in una così azzardata faccenda. In tal caso vi avrei dunque pregato di darvi la pena d’affidare la decorazione delle volte ad altre, forse più spensierate maestranze, tant’è che noi, i miei figli e chi vi parla, siamo, per chiamare le cose col loro vero nome, pittori artisti e non giocolieri d’artifizi”.
M.Staschull
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